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Thinking about me

Molti dicono che vivere senza aver tentato non è vivere. Ma se in realtà vivere fosse guardarsi indietro e sognare un finale diverso?

Parry

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Capitolo chiuso con calcio e tante altre cose e persone, mi butto a capofitto in scuola amici e lavoro, con la speranza e la voglia di andare via presto per ricominciare, consapevole del fatto che gli errori sono stati tanti e dovranno mano a mano diminuire...

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Tanti passano di qui, pochi si fermano davvero... Fatti conoscere!
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Ciao!nn so come...ma navigando...mi sono trovata nel tuo blog...e sono perfettamente d'accordo su come la pensi...su tutto...P.S.:ed è raro trovare qualkuno ke la pensi così...qndi ho deciso di lasciare  una  traccia ...continua così!
Apr. 28
...ciao parry,cm va???l'università???spero tutto bene anche se è da un sacco che nn ti vedo!!!cmq passavo di qui e allora ho pensato di lasciarti un saluto!!!ciao ciao...baciniSorriso
Jan. 13
Carminewrote:
grande parry...vecchio devi scrivere il libro della tua storia e inserirci anche noi, gli AMMISCI!
Jan. 11
GRANDE PARRY!!! IDOLO!!!
SEMPRE IN FORMA BOMBER..
CI BECCHIAMO
BACI Rusty
Dec. 29
ciao parry un bacio!!
Nov. 28

wee carino il tuo blog .... ti lascio la traccia del mio passaggio ....eh eh he


Nov. 6
guzzawrote:
FRE SEI IL MIGLIORE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
ciao
GuzzaIsola con palma 
Sept. 21
lorena kisswrote:
 
 
mi manca chiacchier con te!
voglio vederti.. ='(
 
tivogliobene. 
Aug. 18

Ci siamo davvero

Dopo mesi di onoratissimo servizio, finalmente ci siamo.
Chiudo definitivamente questo blog perchè sono finalmente riuscito a immettere una piattaforma accettabile sul mio dominio.
Questo spazio quindi chiude davvero.
 
Spero, in questi mesi, di avervi regalato qualche emozione.
Sicuramente chi mi ha letto, e chi mi ha scritto, ne ha regalate a me.
 
Spero di poter continuare questo dialogo con ciascuno di voi nello spazio in cui mi sposterò.
Continuate a leggermi, e a scrivermi, su:
 
 
Grazie di cuore, a questo blog e a tutti voi.
Un abbraccio.
 
Francesco Parisi
 
 

Notte prima degli esami

Forse basterebbe stare lì, senza sognare, senza parlare.
Guardarsi negli occhi, e capirsi, capire perchè quando ripeti le cose, già, le cose non le sai.
Guardarsi e sorridere, perchè tu, alla fin fine, un qualcosa caverai.
Scrivi ridere, bisticciare, provocare, pizzicare, cucinare.
E poi scrivi... in due è sempre meglio.
 
Ho provato a spiegarlo a te, come a qualcun'altro.
Forse, allora, non ero del tutto pazzo a sostenerlo.
 
E così ti ritrovi dentro una stanza, con gli esami alle porte.
Non li passerai, lo sai.
Non lo meriti.
 
Però qualcosa scriverai, grazie a lei, grazie a te.
A te che ancora, nel bene, nel male, riesci a immaginare.
 
Nonostante tu sia un pò brillo, nonostante sia la notte prima di due esami.
Senza i quali, lo sai, vivresti tanto meglio.
Senza un soldo in tasca, ma ormai, di quelli, non ne vedi più da tempo.
 
E poi lasciarsi trasportare.
Come su una soffice nuvola di cotone. Appoggiarsi con le spalle, divaricare le gambe e farsi accarezzare da quel vento che in realtà, freddo non fa.
Sentirlo soffiare, accerezzarti le guance, stuzzicarti le dita, sfiorarti la schiena.
Lo senti, lo senti soffiare.
Può sembrarti ambiguo, hai ragione, lo so.
Non voglio che sia così.
Mi piacerebbe essere sincero fino in fondo, lo sai.
Voglio che sia così.
 
Ci sono piccole cose che nella vita fanno stare bene.
Una colazione, una sigaretta, una telenovela irachena, perchè no.
E poi uno specchio, che si ferma dove sa.
 
Il pessimismo è sempre lì, gira svelto sopra me.
Però stiamo correndo.
Nonostante qualcuno ti abbandoni, nonostante abbandoni qualcuno.
Corriamo.
 
 
In fondo, è la notte prima degli esami.

Ragioniamo

Allora.. qui qualcosa non va.
Ma non va proprio.
Ma porca miseria è mai possibile che facciano vedere al tg1 quanto una famiglia non va avanti nonostante abbia due stipendi?
Mastella lo arrestano, Prodi è sull'orlo della crisi e TUTTA L'ITALIA FA FINTA DI NIENTE, MA SIAMO SULL'ORLO DI UNA GUERRA CIVILE.
Cosa dovrà far scattare la scintilla? Un piccolo bimbo che muore in una centrale elettrica, come in Francia?
Io mi sono rotto i coglioni.
Nei bar la gente dice "ah non si vive" e poi prende un'altra media.
Negli uffici "ah non arrivo a fine mese" e poi si ritocca lo smaltino davanti allo specchiettino piccolino di Valentino.
Ma che se lo ficchino nel didietrino lo specchiettino.
Torno a casa da una settimana davvero pesante e ovviamente una magagna c'è.
Sta settimana? La lavatrice si è rotta.
Poco che sia duecento euro che partono.
Oh ma l'Italia si rende conto che non si vive più? Anzi, non è vero.
Qualcuno vive. E sono anche in abbastanza. E nessuno di loro si è mai posto il problema di come cavolo facciano a vivere quelli che di soldi ne portano a casa soltanto 800, magari spaccandosi la schiena in fabbrica, con un mutuo, una famiglia alle spalle e aggiungiamoci pure bollette e debiti vari.
 
Questa politica, questa magistratura, questa Italia fa schifo.
Ognuno pensa a sè, ai benefici che può trarre, poi in piazza si manifesta tanto e finita la manifestazione tutti attaccati al termosifone a guardare Sky.
Ma vaffanculo.
 
La verità è che la gente, per ora, mangia.
Finchè mangia si va avanti.
Chi non mangia è la minoranza e, si sa, le minoranze fanno ridere sulla piazza.
 
Tutte le televisioni a parlare di Sarkozy e Carla Bruni?
Ma stiamo impazzendo?
E perchè questo?
Perchè sono proprio i politici a fomentare questi stupidi servizi giornalitici, tutti fatti per distogliere l'attenzione su quello che LORO FANNO, e cioè RUBARE!
La media di uno stipendio parlamentare? 25000 EURO!
Ma non è tanto quello che prendono, è tanto quello che non pagano! Sì, perchè ciò che costa allo stato sono tutti i benefit connessi a loro!
 
Io penso che ci vorrebe un bel RESET in questa società.
Ci vorrebbe uno che salisse al governo e dicesse: "ITALIANI, E' VERO, TUTTI (E SOTTOLINEO TUTTI) I POLITICI HANNO RUBATO. ECCO, ITALIANI, QUESTI SONO I CONTI DI OGGI. VEDETE? QUESTO E' IL BUCO CHE ABBIAMO. NON ME NE FREGA NIENTE DI CHI E' LA COLPA OGGI. VI CHIEDO, ITALIANI, VOI COSA VOLETE FARE? SE VOLETE SERVIZI EFFICIENTI, BENEFIT ALLE FAMIGLIE, COSTO DI VITA PIU' BASSO LA SOLUZIONE E' STRINGERE LA CINGHIA TUTTI INSIEME. IO POSSO NON ALZARE LE TASSE, MA SE NON LE ALZO DEVO TAGLIARE MOLTI SERVIZI. QUINDI O CI METTIAMO D'ACCORDO COME NAZIONE OPPURE TUTTI PER LA LORO STRADA, CON QUESTI POLITICI A LITIGARE OGNI GIORNO PER RUBARSI SEMPRE L'UN L'ALTRO E CON QUESTA NAZIONE CHE VA LENTAMENTE, MA NEMMENO TROPPO, A FARSI FOTTERE. A VOI LA SCELTA.".
 
Ecco, un bel discorsino così.
 
Perchè poi parlo con mia madre e ci diciam: "Sai qual'è la soluzione? Vendere tutto, tutto quanto, e coi soldi andarsene in un paese dove la vita non costa così, dove non c'è così tanta corruzione, dove non devi essere per forza un figlio di papà per sopravvivere."
 
Già, un paese così.
 
Esistesse, però.

La solitudine

Ho capito cosa non mi da pace.
Ho capito perchè mi alzo la mattina e vorrei soltanto chiudere gli occhi, soltanto chiuderli, e girarmi ancora dall'altra parte.
Ho capito come è possibile che ogni benedettissimo giorno io guardi fuori dalla finestra, e fuori dalla finestra sia soltanto grigio.
 
Ho preso tante scelte, nella mia vita.
Come tutti, ogni scelta porta ad una via.
Come tutte, ogni via porta a un'avventura nuova.
 
Ho scelto la via della responsabilità.
Avrei potuto fare come qualcuno in famiglia.
Avrei potuto osservare, da fuori, quella situazione assurda, complicata.
Avrei potuto stare lì, come uno spettatore inerme.
Avrei potuto alzarmi da lì, fare finta di essere al cinema e assentarmi, tralasciando le preoccupazioni, i dolori, gli sguardi.
 
Non ho scelto di farlo.
 
Ho scelto la via del tramonto.
Avrei potuto stare ancora lì, ad aspettare un pò di maturità, un pò di benevolenza, un pò di affetto.
Avrei potuto tacere, senza intromettermi.
Avrei potuto scegliere di essere ipocrita, credere che i rapporti non si sarebbero rovinati.
Avrei potuto fingere che mi andava bene lo stesso, che i sbagli in fondo erano soltanto miei, che per non rimetterci io avevo un posto, piccolo, e in quel piccolo posto dovevo stare.
 
Non ho scelto di farlo.
 
Ho scelto Bologna.
Avrei potuto stare lì, in quella piccola città chiamata Modena, a fare qualcosa che mi tenesse a casa, tra quelle mure sicure ma spesso strette.
Avrei potuto credere con chi mi diceva "Quando verrai qui, sarà diverso..." restando poi a braccia conserte.
Avrei potuto ridere con quella persona che ormai, da un mese e più, non ha ombre sui miei passi.
Avrei potuto aprirmi, di più, con qualcuno che, forse, se lo sarebbe meritato.
 
Non ho scelto di farlo.
 
Avrei potuto cambiare me, me stesso, e il mio modo di stare lì, in mezzo alla gente, in mezzo agli amici.
Avrei potuto capire che, forse, esagerare quando non ci sei con la testa non ha senso.
Avrei potuto fare scelte diverse, in tanti campi, in tanti modi.
 
Avrei voluto soltanto, quotidianamente, persone giuste accanto a me.
Persone che le guardi, e sai leggere nei loro occhi.
Persone che sospirano, e sospirano con te.
Persone che tu ammiri, a cui vuoi bene, e che sanno come fare per farti capire che sono con te.
 
 
 
Non ho scelto la solitudine.
Lei, però, forse ha scelto me.

Stanchezza diffusa

Stanco.
Stanco di questa vita, stanco di questa società.
Stanco degli obblighi che ti impone, stanco dei diritti che non ti da.
 
Qualcuno mi dice di lasciarsi alle spalle i problemi, quelli più semplici.
Averne, di problemi più semplici di altri.
 
Qualcuno mi dice di aprirsi, di smettere di tenersi le cose dentro.
Riuscirci, a non tenersi le cose dentro.
 
Il mio umore e il tempo atmosferico sono sempre andati felicemente a braccetto.
Fuori dalla finestra un grigio strato divide terra e cielo, lasciando lassù quel bell'azzuro primaverile, lasciando quaggiù quel torpore nero.
Nero come il caffè. Nero come il mio umore.
 
Un rapporto che mi è sempre mancato, nella vita, è stata l'amicizia, vera, con l'altro sesso.
Solo in una persona credevo, e ho sempre creduto, e tutt'oggi continua a deludermi, facendomi capire così facilmente quanto è stupido star li a pensarci. Quantomeno, smetti di dire che è vero che vuoi recuperare, che è vero che ci tieni. Fai anche più bella figura.
 
I tre rapporti più significativi di questo anno accademico hanno preso ciascuno una via diversa, inaspettata, sconosciuta.
Una dichiarazione, un'incomprensione, un'emozione.
 
Non so come andrà con queste persone. Preferisco non pensarci. Avrei solo bisogno di una presenza, vera, accanto a me, di quelle che sanno farti stare bene soltanto guardandoti.
 
Sono pieno di difetti, lo so.
Il più grande? Di me si potrebbe dire che sono stronzo, testardo, che non ascolto mai nessuno. Se ne potrebbero dire molti altri, sicuramente.
Ho capito che l'implosione forse non è la scelta più giusta. So che forse i problemi sarebbero più leggeri se qualche spalla amica se ne caricasse un pò.
Ma non sono fatto così. Nella vita, purtroppo o per fortuna, mi è stato insegnato che quando tu sei laggiù, piccolo come una formica, se vuoi evitare che ti pestino devi correre. Correre da solo.
E allora corriamo.
 
Ma una formica è pur sempre una formica, e quando scappi devi evitare i grattacieli sopra di te.
Ehi, sei pur sempre una formica.
Però è così. Inutile negare, chi nasce tondo non muore quadrato. Si allunga un pò, si tende appena. Ma sempre tondo rimane.
 
La verità?
Ho paura.
Ho paura di aprirmi. Ho paura a fidarmi di qualcuno. Sulla mia strada solo persone che se ne approfittavano, in ogni occasione. Ti sorridevano, la mattina appena alzato. Bastava però andare in bagno per umiliarti. Tu tornavi, tranquillo, e vedevi qualcosa di diverso in quei occhi.
Poi ho detto basta. Grattacieli o no, puoi fidarti soltanto di te stesso. Lo sai. Lo hai provato sulla tua fredda pelle.
 
Forse dovrei cambiare. Forse dovrei donare quel che di buono potrei dare, e farmi consigliare da chi dice di potermi aiutare.
 
Non so.
 
Non mi è rimasto altro che sognare.
 
 
 
 
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